Basta etichette ecologiche generiche: i green claims sotto controllo
La Commissione europea vuole che ogni dichiarazione ambientale sia scientificamente fondata e verificabile. La direttiva sul rafforzamento dei consumatori vieta gli slogan generici. L'85% dei grandi marchi non rivela ancora quanto produce.

L'etichetta «eco», il verde sull'etichetta e lo slogan «amico del pianeta» perdono la base giuridica. La Commissione europea sta lavorando a norme sui green claims, che impongono alle aziende di giustificare le proprie affermazioni con metodi scientifici e verificabili. Il documento della Commissione segnala che i consumatori si perdono tra le etichette, la fiducia è molto bassa e alcune dichiarazioni sono inaffidabili. Da qui le azioni contro il greenwashing. La proposta si collega ad altre iniziative Ue: il rafforzamento dei consumatori per la transizione verde e la strategia «dal campo alla tavola».
Divieto degli slogan generici
In parallelo opera la direttiva (UE) 2024/825 sul rafforzamento dei consumatori per la transizione verde. È entrata in vigore all'inizio del 2024. Il termine di recepimento è scaduto il 27 marzo 2026, la piena applicazione inizia il 27 settembre 2026. La direttiva vieta, tra l'altro, le dichiarazioni generiche di neutralità climatica non supportate da dati affidabili. Vietata anche la pubblicità delle compensazioni di emissioni che lascia intendere l'assenza di impatto ambientale del prodotto. L'Unione calcola i costi dell'inerzia: lo smaltimento prematuro dei beni genera 261 milioni di tonnellate di CO2 all'anno, con 35 milioni di tonnellate di rifiuti.
Sovrapproduzione senza dati
Il problema è che il settore dell'abbigliamento non ha ancora misurato la propria scala. Come riporta 300Gospodarka, oggi bastano 15 giorni per portare un capo dall'ideazione alla realizzazione. Secondo i dati di Fashion Revolution, circa l'85% dei grandi marchi non rivela ancora i dati sulla produzione annuale, nonostante le prove crescenti di sovrapproduzione. Anche le dichiarazioni esistenti vanno prese con cautela. H&M annuncia una riduzione delle emissioni del 56% entro il 2030 e zero emissioni nel 2040. Inditex, proprietario di Zara, indica lo stesso anno obiettivo. Una dichiarazione, però, non è un rendiconto.
Cosa conta per il cliente
L'Unione vuole che entro il 2030 tutti i capi venduti sul suo mercato siano durevoli, riparabili e riciclabili. Le etichette dovranno contenere informazioni trasparenti, inclusa la quota di materiali riciclati. Un europeo acquista in media quasi 26 chilogrammi di tessili all'anno e ne smaltisce circa 11. Per i marchi significa una cosa sola: la comunicazione verde diventa un documento di cui rispondere, non uno slogan su un poster.
Fonti
3- 01Green claims (European Commission, DG Environment)EN
- 02Zrównoważona moda to fikcja. Przemysł odzieżowy truje coraz bardziej (300Gospodarka)PL
- 03Zrównoważona moda. Konsumenci rezygnują z fast fashion (300Gospodarka)PL
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