La bolletta energetica europea sale e le fabbriche se ne vanno
Playmobil ha interrotto la produzione di figure a Dietenhofen, in Baviera, tagliando circa 350 posti di lavoro. Il gruppo Horst Brandstätter indica i prezzi energetici elevati come causa principale. È l'ultimo produttore europeo a lasciare il mercato mentre i costi dell'elettricità restano alti.

L'ultimo turno a Dietenhofen si è concluso questa settimana. Il gruppo Horst Brandstätter, proprietario di Playmobil, ha confermato a Brussels Signal che la produzione di figure sarà consolidata negli impianti esistenti a Malta e in Repubblica Ceca. Circa 350 posti di lavoro sono a rischio nello stabilimento, dove i lavoratori sono stati messi in congedo retribuito in vista della chiusura ufficiale prevista a fine giugno.
L'azienda cita i costi di produzione in forte aumento in Germania, menzionando esplicitamente i prezzi energetici elevati, insieme ai salari alti e ai costi accessori del lavoro. Secondo Brussels Signal, i sindacati hanno definito la decisione una "catastrofe" per la regione, mentre le associazioni imprenditoriali la descrivono come l'ultimo esempio di un produttore tedesco di medie dimensioni che delocalizza. Il rapporto rileva che i prezzi dell'elettricità per le famiglie tedesche sono attualmente i quinti più alti al mondo e i secondi tra le grandi nazioni industriali.
Perché non è solo una vicenda tedesca
I costi energetici sono diventati il filo conduttore delle decisioni industriali europee di quest'anno. Secondo il Financial Times, a fine settembre la Francia ha chiesto all'UE un intervento immediato per abbassare i prezzi. Reuters ha riferito che i paesi dell'UE hanno appoggiato modifiche al mercato del carbonio per contenere i picchi di prezzo. Il Financial Times ha anche riportato che Ineos metterà in pausa l'ultimo impianto europeo di acetilene su scala mondiale, dichiarando che i prezzi energetici in Europa raggiungono 12 volte quelli degli Stati Uniti. tovima.com riferisce che l'industria greca ha chiesto aiuti all'UE poiché i costi energetici minacciano le imprese.
Questi titoli provengono dall'elenco di articoli recenti fornito a FLASH24 e servono solo come contesto. Tuttavia, si allineano al caso Playmobil: la pressione non è confinata a un solo settore o a un solo paese. Il rapporto di Brussels Signal collega la tendenza alla crisi energetica del 2022 e alla rapida uscita della Germania dal nucleare e dal carbone, senza alternative sufficienti per il carico di base. Questa combinazione espone in particolare i processi ad alta intensità energetica, incluso lo stampaggio a iniezione della plastica, anche in presenza di schemi di sostegno parziale del governo.
Anche il lato della domanda sta cambiando
I consumatori reagiscono agli stessi prezzi. Nel primo trimestre del 2026, le vendite di pompe di calore residenziali sono aumentate del 17 per cento su base annua in 11 paesi europei, secondo l'European Heat Pump Association. Francia, Germania e Polonia registrano una crescita media del 25 per cento. L'EHPA ha contato circa 575.000 unità residenziali vendute da gennaio a marzo 2026, in aumento rispetto alle 494.000 dell'anno precedente, e ha attribuito il balzo ai prezzi più alti di gas e petrolio dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran il 2 marzo. L'Austria è stata l'eccezione in negativo, con vendite in calo del 30 per cento a causa dell'assenza di sussidi governativi.
"Se il tuo servizio di streaming raddoppiasse il prezzo e poi bloccasse i film, ne cercheresti uno migliore", ha dichiarato Paul Kenny, direttore generale dell'EHPA, nel rapporto di pv magazine. "I consumatori hanno capito che le pompe di calore sono la soluzione quando gas e petrolio sono erratici nel prezzo e nell'offerta." Kenny ha aggiunto che la Commissione europea ha delineato riduzioni dell'IVA e delle imposte, nonché schemi di leasing sociale per le famiglie a basso reddito, nel suo piano per la crisi energetica, e ha chiesto ai governi dell'UE di attuarli rapidamente.
Sul lato dell'offerta, una scommessa sta finalmente dando frutti. Secondo The Register, Fervo Energy, fornitore di sistemi geotermici potenziati sostenuto da Google, ha raggiunto la prima produzione di energia questa settimana nel suo impianto Cape Station, nella contea di Beaver, nello Utah. Il primo di tre GeoBlocks da 33 MW ha iniziato a fornire elettricità alla rete e dovrebbe raggiungere l'operatività commerciale la prossima settimana. Altri 66 MW sono previsti entro il nuovo anno e Fervo afferma che il sito potrebbe alla fine superare i quattro gigawatt. L'azienda punta a 900 MW di capacità contrattata, con 100 MW previsti per il 1 gennaio e mezzo gigawatt entro il 2028.
Si tratta di capacità americana destinata alla domanda dei data center negli Stati Uniti, e a una linea di stampaggio a iniezione bavarese serve a poco. The Register osserva anche che, rispetto alla generazione convenzionale, la geotermia presenta ancora sfide: il think tank Rhodium stima che la tecnologia potrebbe soddisfare fino al 64 per cento della domanda dei data center entro la fine del decennio, ma quelle strutture potrebbero pagare un premio del 20 per cento.
Per i produttori europei che valutano dove produrre, l'aritmetica è semplice. Playmobil manterrà in Germania le funzioni amministrative e logistiche. Le figure verranno prodotte altrove.
Fonti
3- 01High energy prices force Playmobil to end production in GermanyEN
- 02Heat pump sales rise 17% across Europe in Q1 as energy prices surgeEN
- 03Google-backed energy outfit brings 33 MW of 4 GW geothermal potential online in UtahEN
Tutti i numeri e le citazioni di questo testo provengono dalle fonti elencate sotto.
I contenuti sono stati preparati dalla redazione con il supporto dell'IA.
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